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Sgarbi polizia e piero ricca!!! grande! troppo forte

 

Vittorio Sgarbi/3

dal blog di piero ricca

Gli obiettivi sensibili sono tanti. Ognuno dovrebbe scegliersi il suo. Un senatore colluso con la mafia. Un segretario di partito che voleva scalare una banca. Un capo della polizia che ha protetto squadristi. Un banchiere che ha truffato migliaia di risparmiatori. Un sindaco che intrallazza con gli appalti. Un direttore di telegiornale che non conosce la vergogna. Un ex ministro dell’interno che non la conta giusta sulla regolarità delle elezioni. Un assessore pregiudicato per truffa allo Stato. E criticarlo sempre. Ogniqualvolta si presenti in pubblico. Con metodo. Con ostinazione. Senza lasciargli tregua. In modo rigorosamente non violento. Non ci vuole poi molto. Basta un volantino con informazioni incontestabili. Un gruppo di amici moralmente vivi. L’attenzione all’agenda degli appuntamenti pubblici. Una videocamera. Non si tratta di insolenza. Ma di legittima difesa. I Piccoli Oligarchi hanno invaso tutti gli spazi. Se ne infischiano delle persone serie. Contano sull’indifferenza e sull’oblio. Sulla rassegnazione e il conformismo dei più. Sono abituati all’omaggio e all’adulazione. A giornalisti su misura. Ad avversari compiacenti, con i quali all’occorrenza ci si può dividere la torta. Nel bengodi dei Piccoli Oligarchi una contestazione viene interpretata come atto di insubordinazione, se non di terrorismo. La sensibilità alla questione morale è definita “giustizialismo”. Fare domande senza autorizzazione dell’ufficio stampa è come lanciare bombe molotov. E gli scandali divengono opinioni. Per una forma di legittima difesa è giusto andarli a stanare, esercitando senza inibizioni il libero arbitrio delle corde vocali. A ben guardare è un gesto d’amore. Può aiutarli a riprendere contatto con la realtà. A riabituarsi alla critica. A recuperare il senso del limite. Per dare il buon esempio Qui MIlano libera ha messo nel mirino Vittorio Sgarbi, l’omino dell’audience. “Eroe disperato della cultura dell’idiozia”, lo chiamava Giorgio Bocca. “Volgare calunniatore, scherano di Berlusconi”, lo definiva Indro Montanelli. Perché ci sta antipatico? In fondo la sua condanna per truffa aggravata allo Stato e falso, pur grave, è un pretesto, un espediente retorico. Vittorio Sgarbi è uno degli eroi del Ventennio Televisivo e contestuale incanaglimento della vita pubblica: questo è imperdonabile. Un piccolo opportunista che ha cambiato una decina di partiti. Che ha calunniato e diffamato persone perbene mediante il manganello catodico. Che se l’è cavata quasi sempre grazie all’abuso dell’insindacabilità parlamentare. Che ha contribuito a diffondere l’ideologia previtiana dell’impunità. L’Italia berlusconiana, ipocrita e volgare, ha in lui una delle espressioni più riuscite.
L’altro giorno l’abbiamo incrociato alla libreria Feltrinelli di Milano, dov’era atteso per la presentazione dell’ultimo capolavoro letterario di Pierfrancesco Majorino. il giovin segretario (uscente) dei diesse di Milano, ex bambino kinder che non ha vocazione né per la politica né per la letteratura. Dopo avermi ricoperto di insulti, il pregiudicato per truffa allo Stato ha chiamato la polizia. Che è arrivata in forze. E voleva a tutti i costi identificarmi, per la millesima volta. Ho resistito. S’è radunata un po’ di gente. E ho tenuto un lungo comiziaccio nell’afa di piazza Duomo. Con gli amici di Qui Milano libera abbiamo deciso che il comiziaccio sul caso Italia diventerà un appuntamento fisso.
Mi raccomando, però, non complimenti ma opere di bene. Prendete l’iniziativa anche voi. Se fossimo in tanti a non stare al gioco, il gioco cambierebbe.
Ecco il video.

Pubblicato il 4/7/2007 alle 15.16 nella rubrica Video.

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