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Michela Vittoria Brambilla, la delfina con gli occhi da triglia

A voi questo straordinario articolo risalente ai primi di luglio. Ultimamente qualche pazzo osa dire che la risposta al malcontento della gente (compresa quella che si è schierata con Beppe Grillo) è la Brambilla. Io  mi sento offeso. Se la risposta è questa... ma andate davvero AFFanc..... :)  ...come direbbe Grillo!

Grazie a Marco Travaglio per lo splendido ritratto della signora!!!

Michela Vittoria Brambilla, la delfina con gli occhi da triglia

 

La nomination alla successione del Cavaliere non l’ha data tanto Giuliano Ferrara, letteralmente rapito dall’apparizione di questa madonna bis, “dolce madre e sposa senza fronzoli per la testa”. Ma piuttosto Giovanni Floris quando ha cominciato a invitarla a Ballarò: il Vespino de sinistra è troppo paraculo per prendere iniziative individuali sugli ospiti, infatti li fa decidere regolarmente ai padroni del vapore. Fino a qualche mese fa, il padrone azzurro gli spediva Tremonti. Ora, da un po’ di tempo, gli manda la Michela Vittoria dai capelli arancioni, al secolo Sciura Brambilla. Nata a Lecco nel 1968, rampolla di una dinastia di industriali dell’acciaio da quattro generazioni, figlia di un reuccio dei profilati metallici, laureata in filosofia, Miss Italia mancata nel 1986, testimonial dalla cintola in giù dei collant Omsa (“che gambe!”), manichino vivente per una ditta di reggiseni e slip, imprenditrice e giornalista tv, presidente nazionale dei giovani di Confcommercio e dei Circoli per la Libertà in vista del partito unico del centrodestra, Michela Vittoria Brambilla ha avuto un’infanzia difficile. E l’ha raccontata nel 2004 a Claudio Sabelli Fioretti sul Sette - Corriere della Sera: “Ho vissuto in una grande casa stupenda isolata dal mondo, a Calolziocorte, circondata da animali. Ho imparato a camminare attaccandomi a uno schnauzer gigante. Avevamo 14 cani. Quando ero piccolina era il periodo dei rapimenti, io giravo sulla macchina blindata con l’autista, non avevo tanti contatti. In provincia le differenze sociali sono molto forti. A 9 anni, per Natale, mi hanno regalato una leonessa, Rumba”. Ai bambini normali una Barbie, per dire: a lei una leonessa. “Ho ancora le foto con Rumba sul tappeto persiano. Ho quattro caprette, quattro cavalli, ventitré gatti e quindici cani”. Tre anni dopo, lo zoo brambilliano va un po’ aggiornato: oggi siamo a “14 cani, 24 gatti, 4 cavalli, 7 capre, 2 asini, 200 piccioni e 3 galline che si chiamano come me, mia sorella e mia madre”. Per il resto, da piccola, “pianoforte, danza classica, Scala: suonavo il pianoforte fino alle otto di sera. Poi ho deciso che volevo fare la scrittrice e ho cominciato a scrivere libriccini sugli animali. A 18 anni mi elessero Miss Romagna. Finii nelle finali di Miss Italia”. Lì, a Salsomaggiore, fa il primo incontro della sua vita: Giorgio Medail, il telemanganello di Canale 5 che nel ’94 intervistava la “ggente” per strada e guardacaso incontrava solo fan di Berlusconi e mangiacomunisti: “Rimasi folgorata dal giornalismo televisivo di Medail. Mi attaccai a lui, cominciai a tempestarlo di telefonate, gli ruppi talmente le scatole che alla fine cedette”. Non in quel senso lì: nel senso che la Michela Vittoria approda a Canale 5, come giornalista e autrice: prima a Dovere di cronaca con Guglielmo Zucconi, poi “in tutti i programmi di esoterismo con Medail”. Infine in un’imbarazzante trasmissione notturna di interviste sexy, I misteri della notte. Intanto studia filosofia, “alla continua ricerca del significato delle cose: non potevo che essere attratta dall’esoterismo. Vudù, Candomblé, Macumba. È incredibile assistere a un rito Vudù, vedere persone che raggiungono la perdita di coscienza e mettono in bocca carboni ardenti”. Nel ’94, mentre il Cavaliere ipnotizza gli italiani con vudù italoforzuto, lei ha solo 26 anni e lascia il Biscione perché papà Vittorio “mi chiese di occuparmi di una piccola società commerciale che era subentrata al Salumaio di Montenapoleone, una specie di gioielleria della gastronomia”. Si chiama Seafood, importa e conserva prodotti ittici di lusso: salmone, caviale e affini. Anche per questo, oltreché per lo sguardo da triglia e la tinta della chioma, cominciano a chiamarla “la rossa salmonata”. Lei intanto vuole allargarsi: escogita, sgomita e nel 2001, mentre il Cavaliere vara il suo secondo governo, apre la sua seconda azienda: il gruppo Sal Spa (Sal sta per salumeria), che inonda la grande distribuzione di pesci affumicati e altri prodotti ittici, cibi per cani e gatti, surgelati, cose così. Ancora nel 2004, pur detestando la sinistra, è tutt’altro che tenera con Silvio, allora premier. Dice di aver votato scheda bianca. E si permette persino di toccargli la mamma: “Pensi veramente” domanda a Sabelli Fioretti “che la mamma di Berlusconi vada al mercato?”. Sabelli, perfido: “Se lo dice il premier…”. E lei: “E magari fa anche la salsa di pomodoro”. Sabelli: “Berlusconi continua a dire che l’Italia è oppressa dai comunisti”. Lei: “Per lui sono tutti comunisti…”. Nel 2005 le prime comparsate a Porta a Porta, come volto “ggiovane” della Confcommercio, a difendere la categoria dall’accusa di evadere le tasse e speculare sull’euro. Nel 2006 Bondi la presenta al Principale, che la candida in Forza Italia nel Veneto: ma solo al numero 10 della lista per la Camera. Viene trombata per un soffio: passano i primi nove. L’ultima è l’ex sindaca di Padova Giustina Destro e la Michela tenta subito di silurarla per prenderne il posto: impugna la sua proclamazione a Montecitorio sostenendo che è incompatibile in quanto presidente dell’autostrada Venezia-Padova. Ed è vero: solo che la Destro si dimette dall’autostrada e resta deputata. Quella comunque è l’unica volta che Michela Vittoria pronuncia la parola “conflitto d’interessi”. Poi se la dimentica: nel partito pare brutto, e così pure in Confcommercio, dove più d’uno fa notare la sgradevolezza delle sue mancate dimissioni, ora che fa politica di partito. Ma la Rossa Salmonata non ci pensa neppure, a mollare la presidenza dei giovani bottegai (che comunque scade a novembre). Tiene tutto. E, col sostegno di Berlusconi (dunque anche di Sandro Bondi, che per mesi oracola sibillino di una “leadership femminile” per Forza Italia e oggi parla dell’”inizio di una nuova, grande avventura”), comincia a fondare centinaia di Circoli della Libertà in giro per l’Italia. Ma anche all’estero: si favoleggia di 60 sedi nel resto d’Europa, con coordinamento a Bruxelles.

Da 16 anni convive nella villa di famiglia di Calolzio (Brianza) con Eros Maggioni, pure lui imprenditùr, che le ha dato un bimbo di 2 anni e mezzo (ovviamente Vittorio) e il 50% di un centro medico chirurgico. Ma, nei giorni del Family Day, la Michela ha furbescamente annunciato alla prestigiosa Donna Moderna che lo sposerà presto, ovviamente in chiesa. Insomma, ha capito come gira il mondo. Intanto lavora, con le strutture di Mediaset, a una nuova rete televisiva che trasmetterà via satellite e via internet, la Televisione delle Libertà, che sarà diretta dal redivivo Medail, e a una rivista settimanale “politico-culturale”, che ovviamente dirigerà lei, per rompere l’orrendo monopolio della sinistra sulla tv e sulla stampa con qualcosa di veramente berlusconiano. Se ne sentiva proprio la mancanza.

Marcello Dell’Utri, che da anni, tra una condanna e l’altra, inonda l’Italia di Circoli del Buongoverno e fonda un giornale via l’altro (tutti falliti), mastica amaro. Il che, fra l’altro, non è un buon segno. Anche Giulio Tremonti, eterno delfino del Cavaliere, non sopporta la ragazza e lancia frecciatine sul suo non eccelso spessore politico. E così tutti i vecchi colonnelli arcoriani, che scalpitano da una vita per un posto al sole. Per non parlare di Fini e Casini (“Brambilla? Non so neanche chi sia”). Lei fa spallucce e, con eleganza tipicamente berlusconiana, ribatte: “Può darsi che qualcuno abbia un mestruo doloroso, ma ora il flusso si è regolarizzato”. Marcello Pera invece, essendo un filosofo, ne è entusiasta: “Michela Vittoria è seria, ha la testa sulle spalle, è un’energia fresca e autorevole in più”. E così la Palombelli, la signora Rutelli entrata di recente sul libro paga del Berlusca: “Piglio combattivo… linguaggio scandito… è l’Avatar di Berlusconi, l’alter ego virtuale o reale… il suo alias, la controfigura ideale… donna, sveglia, bella, non legata a precedenti esperienze… Ha tutte le caratteristiche per stracciare i pretendenti al trono”. Ferrara, poi, è proprio cotto: gli bastano due ore di tête-à-tête nella redazione del Foglio per intingere la penna nella saliva e vergare una lenzuolata di piombo da innamorato pazzo: la Michela Vittoria “è una persona seria… gavetta, sicurezza di sé, consapevolezza dei propri limiti… sguardo che uccide e, sui suoi tacchi alti a spillo, un’andatura barcollante e marziale insieme… è una dolce madre, una sposa senza fronzoli per la testa, un imprenditore deciso a non perdere una lira, anzi… una proiezione fantastica, un Berlusconi in gonnella, in giovane età, con l’energia laser del fondatore di Forza Italia, con il suo stesso senso dell’organizzazione e del dettaglio, con una forza di volontà apparentemente comparabile a quella del leader che ha scelto e che l’ha scelta… il potenziale ed effettivo erede del fondatore… una sua reincarnazione giovane e femminile… la Brambilla a Palazzo Chigi! Un’immagine di una potenza suggestiva spaventosa… questa irruzione di nuova surrealtà che dovrebbe travolgere come le guardie rosse di Mao, e poi incorporare con la sapienza di Deng Xiaoping, il quartier generale berlusconiano…”. Purtroppo, negli stessi giorni, la Nuova Surrealtà irrompe nel solito studio di Ballarò e fa una figura barbina dinanzi a Renato Soru, che se la mangia in insalata e sbugiarda i suoi dati falsi sull’occupazione e la produzione in Sardegna. Lei tenta di salvarsi in corner con un’obiezione davvero ficcante, da guardia rossa di Mao: “E allora, da animalista, le dico: parliamo del fenomeno del randagismo in Sardegna… Sì, dei cani randagi! Ce ne sono tantissimi, e girano in branco”. Pezo el tacòn del buso. In studio trattengono a stento le risa, mentre chi ha letto Ferrara immagina che la Berluscona – come Chens il Giardiniere in Oltre il giardino con Peter Sellers – stia parlando per metafore di Alta Politica. Ma lei insiste sui cani, e tutti devono rassegnarsi al fatto che voleva proprio dire quella cosa lì. Un caso umano. L’indomani la stronca persino il fuoco amico, cioè il “mattinale” di Forza Italia, la newsletter interna del partito: “La Brambilla ha abboccato a tutte le esche… Non ha saputo spiegare lo scopo dell’organizzazione che presiede, dando l’impressione che si stia occupando esclusivamente della sua carriera politica. Nella polemica con Soru è uscita con le ossa rotte. Troppo polemica quando non serviva, poco incisiva di fronte alle banalità ‘politically correct’ di Floris; non riuscito il tentativo di presentarsi portavoce della gente comune, mostrava un eccessiva familiarità con il ‘palazzo’ (come quando ha detto ‘l’amico Bersani’)...”. “Ma quale scivolone” reagisce lei “semmai l’errore è del mattinale di Forza Italia, visto che quei dati li ho trovati lì…”. Intanto continua a girare l’Italia a bordo dei suoi tacchi a spillo vertiginosi, col contorno di gonne corte a tubino, calze a rete e giarrettiere. Fonda Club, raccoglie firme per le dimissioni di Prodi e contro la legge Amato-Ferrero sugl’immigrati, tiene comizi col linguaggio della “ggente”, demagogia allo stato puro. Come il Berlusconi del ’94, non ancora impastoiato (almeno nell’immaginario collettivo da lui stesso creato a reti unificate) nei giochi e nei giochini del palazzo romano. Proprio quel che ci vuole per intercettare la nuova ondata di antipolitica che scuote il Paese. Cosa le manca, per diventare una Berluscona perfetta? I processi (pare sia incensurata), i debiti, il divorzio, la ricattabilità. Ma, conscia dei quattro handicap, sta recuperando. Per esempio, ha già fatto sapere che, all’occorrenza, pagherebbe mazzette anche lei: “Non mi è mai capitato, ma quando le persone sono alla canna del gas capisco che possano arrivare a fare determinate scelte”. Ecco, è quasi pronta.

di Marco Travaglio, Da: Linus.net

Pubblicato il 29/9/2007 alle 17.2 nella rubrica Articoli di Marco Travaglio.

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