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Arnoldo Previti Editore. L'indegna cerimonia.

Quest'articolo va letto in combinazione con il precedente post. (dal blog di P. Ricca)


Arnoldo Previti Editore - Uliwood Party di Marco travaglio



Fervono a Milano i festeggiamenti per il centesimo compleanno dell'Arnoldo Mondadori Editore. Tra un convegno, una mostra e un vernissage, il centro di Milano (Scala, Galleria, Palazzo Reale) è stato per l'occasione privatizzato e trasformato dalla giunta Moratti in un gigantesco set per celebrare degnamente l'anniversario. Un libro, Album Mondadori 1907-2007, ricostruisce il primo secolo di vita del glorioso marchio.

Purtroppo nell'indice dei nomi ne mancano due fondamentali: Metta Vittorio e Previti Cesare. Il primo è il giudice della Corte d'appello di Roma che il 24 gennaio 1991 annullò il lodo Mondadori e consegnò la casa editrice a Berlusconi, sottraendola al legittimo proprietario De Benedetti. Il secondo è l'avvocato occulto di Berlusconi che, insieme ai colleghi Pacifico e Acampora, fece recapitare a Metta almeno 400 milioni di lire in contanti, messi gentilmente a disposizione della Fininvest.

Una storia così torbida e avvincente meriterebbe un Giallo Mondadori tutto per sé, o almeno un capitolo dell'Album encomiastico. Invece niente. Silenzio assoluto. Fra i rulli di tamburo e gli squilli di trombone delle celebrazioni, nessuno ricorda che da 16 anni Berlusconi possiede un gruppo editoriale, il primo d'Italia, che non gli appartiene. E come si chiama, dizionario alla mano, chi possiede una cosa che non gli appartiene? Ladro, se l'ha rubata lui. Ricettatore, se l'ha rubata un altro per lui.

Per carità, parlare di furti o di ricettazioni avrebbe rovinato la festa. Ma qualcuno, almeno fra le righe, avrebbe potuto scriverlo che la prima casa editrice italiana fu sottratta 16 anni fa al legittimo proprietario dall'attuale capo dell'opposizione, che fra l'altro non l'ha ancora restituita. Non c'è nemmeno bisogno dei verbi al condizionale o dell'aggettivo “presunto”, per raccontare questa storia: la sentenza di condanna di Previti, Metta & C. è definitiva da qualche mese, proprio come la prescrizione di Berlusconi. Per dire: forse Salman Rushdie e David Grossman, anch'essi l'altra sera alla Scala, non hanno mai saputo che i loro libri in Italia vengono pubblicati da un abusivo, che comprava giudici e sentenze. Sarebbe il caso di farglielo sapere. Ma non c'è pericolo: anche questa volta lasceranno l'Italia senza sospettare nulla.

Leggendo i giornali di ieri han trovato molti particolari sull'abbigliamento di Marina Berlusconi, sulla pettinatura di Piersilvio, sulla lacca della Moratti (pare che il buco dell'ozono, che si stava restringendo, abbia ricominciato ad allargarsi), sulla leggendaria simpatia di Vespa e Confalonieri, ma nemmeno una parola sulla sentenza della Cassazione che ha definitivamente sancito l'illiceità del passaggio della sentenza che annullò il lodo Mondadori e sconvolse gli equilibri editoriali (e anche politici) dell'Italia. Visto che alla cerimonia ha preso parte l'Ingegnere (che nella causa civile da lui intentata ai berluscones attende la restituzione del maltolto, quantificato in un milione di euro), sarebbe stato facile ricordare, in due righe, com'è finita la faccenda. Invece niente, nemmeno una parola.

Esemplare la paraculaggine della Stampa, che nella didascalia sotto la foto dell'Ingegnere scrive: "Lo sconfitto: De Benedetti battuto nel 1991 nella guerra per il possesso della casa editrice". Ecco, secondo La Stampa le sentenze comprate si chiamano "guerre", tant'è che Marina auspica la pace. Uno deruba un altro, poi i giornali scrivono che i due erano in guerra, ma ora faranno la pace. Strepitoso. Più pudicamente, il Corriere evita di ricordare chi controlli oggi la Mondadori e come se la sia procurata.

Sul Giornale della ditta, Mario Giordano Bruno Guerri infrange il muro della decenza, e scrive testuale: “La fine del 1984 era il periodo della grande crisi della casa editrice, messa in pericolo dall'investimento televisivo e dall'assalto di De Benedetti”. Ecco: il pericolo era De Benedetti che comprò il gruppo, non Previti che comprò i giudici. E tutti vissero felici e contenti.

 

Ps. L'unico a ricordare la storia più recente della Mondadori è stato Piero Ricca, che ha tentato di volantinare stralci della sentenza in piazza Scala. Ma la Questura ha pensato bene di farlo prelevare con la forza e rinchiudere in commissariato per tutta la durata della cerimonia. Sarebbe interessante sapere dal questore e dal Viminale quale reato commetta un cittadino incensurato distribuendo sentenze della Cassazione e se Milano sia ancora una città libera o sia stata invece annessa a Milano-2. Attendiamo fiduciosi risposte.

 

L’Unità del 15.11.2007

Pubblicato il 19/11/2007 alle 14.48 nella rubrica Articoli di Marco Travaglio.

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