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Studiamo la Costituzione



Si può sapere, una volta per tutte, se il Presidente della Repubblica esercita o meno una qualche forma di controllo sulle leggi che il Parlamento gli presenta?
Sul punto in questi ultimi tempi se ne sentono di tutti i colori. È evidente che c’è molta confusione, spesso impera l’ignoranza, sovente la malafede.
Il luogo più pericoloso come al solito è la televisione. I dibattiti che di frequente prendono vita non portano a chiarire le idee del povero, e spesso disarmato, ascoltatore.
Secondo me, il conduttore di una trasmissione, dopo aver lasciato parlare i suoi ospiti, alla fine dovrebbe intervenire e rivelare agli spettatori come stanno realmente le cose.
Nel caso in esame basterebbe munirsi di una Costituzione esplicata, e squadernarla come risolutiva dell’arcano.
La gente capirebbe così che è lontano dal dettato costituzionale chiunque accusa l’on. Di Pietro (così come Beppe Grillo o Marco Travaglio per fare qualche esempio) di dire assurdità.
 
 
 Per chi non avesse a casa un testo del genere (la bibbia del cittadino italiano), riporto il contenuto dell’art. 74 della Costituzione:
 «Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata».
 
A questo punto, senza alcuno sforzo esegetico, possiamo capirne di più leggendo l’apposito commento:
 «Il Capo dello Stato può esercitare un potere di veto sospensivo, può cioè rinviare il testo di legge alle Camere perché lo riesaminino, indicando le ragioni per le quali non lo ha promulgato. Tali ragioni si riferiscono alla legittimità ed opportunità costituzionale della legge, vale a dire al contrasto tra le norme in esse previste e quelle della Costituzione. Se però il Parlamento riapprova il medesimo testo, il Presidente della Repubblica non può far altro che promulgarlo».
 
   Quindi il Presidente non può rispondere ad un cittadino che, per es., gli chiede di non firmare lo “scuso fiscale”, che Lui firma perché poi comunque dovrebbe farlo lo stesso. Non è questo il senso della norma. A questo punto, si potrebbe cancellare quest’articolo.
È importante il segnale che si dà firmando o meno, indicando in caso negativo i punti dolenti della legge. Poi i cittadini prenderanno atto che il Parlamento non ha dato seguito ai rilievi sollevati dal Capo dello Stato. E se successivamente venisse sollevata la questione di illegittimità costituzionale e la norma venisse dichiarata incostituzionale, il “garante della Costituzione” non farebbe una magra figura.
 
 
 Continuando la lettura un'ulteriore nota spiega:
 «La norma delinea la figura del Presidente della Repubblica come il garante dei valori e dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione. Il Capo dello Stato deve porsi come il principale responsabile della difesa dell’integrità del sistema democratico, bloccando, con il suo rifiuto alla promulgazione, leggi potenzialmente eversive dell’ordinamento costituzionale».
 
 
 P.s.: Un principio fondamentale è, ad esempio, l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, sancito dall’art. 3.

Pubblicato il 10/10/2009 alle 19.20 nella rubrica Articoli miei e aa.vv..

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